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La famiglia Bocelli ha origini contadine. Nel diciottesimo secolo i Bocelli furono mezzadri presso la fattoria di Spedaletto, proprietà dei principi Corsini.

Il 21 marzo 1831, dando fondo ai propri risparmi, Gaspero Bocelli si affranca da colono e diventa piccolo proprietario terriero, acquisendo per la somma di 1000 scudi il Podere Poggioncino.

Il nome dei primogeniti di casa Bocelli, da sette generazioni, principia per “A”. Come Anselmo, figlio di Gaspero, colui che, il 12 gennaio 1867, per il prezzo di lire 4.704, compra due ettari di terra con fabbricati (uno dei quali, già adibito ad osteria) lungo l’attuale via Volterrana; come il trisnonno Antonio, come suo figlio Anselmo, come il nonno Alcide, perito elettromeccanico, inventore; come Alessandro, che oltre al figlio maggiore, Andrea (1958), destina la prima lettera dell’alfabeto anche ad Alberto (1961)… E la tradizione prosegue: con Amos, il maggiore di Andrea, con Alessio, il maggiore di Alberto.

Alcide, un “ragazzo del ‘99” (com’erano chiamati i nati nell’ultimo anno dell’Ottocento, forzati – poco più che adolescenti – a imbracciare le armi nel primo conflitto mondiale), inventa le applicazioni del motore a scoppio per alcuni utensili in agricoltura, e si favoleggia abbia poi venduto il brevetto a un’azienda importante. Quel particolare talento gli salva la vita, perché grazie alle proprie capacità, anziché al fronte, in tempo di guerra è destinato alle officine dell’aereonautica, a riparare velivoli.

Nonno Alcide mette a frutto il proprio ingegno convertendo l’attività paterna in un commercio di macchine agricole sempre più fiorente. Macchine che acquista e trasforma, oppure che costruisce ex novo. Nasce così l’attività mercantile delle “Officine Bocelli” che, insieme a quella agricola, darà da vivere alla famiglia fino agli anni ’80.

Nonostante il redditizio commercio, la principale passione di Alcide resta quella per la terra. Suo figlio Alessandro (classe 1928) eredita, oltre all’azienda, l’amore viscerale per i campi della sua Toscana, con le vigne e gli ulivi secolari. Potendo contare sul prezioso supporto della moglie, Edi, in una vita di lavoro riesce ad ingrandire e diversificare sia l’attività agricola che quella commerciale.

La nuova generazione intraprende, però, differenti percorsi: Alberto si laurea in architettura, Andrea in giurisprudenza anche se la sua passione per la musica è via via sempre più preminente. I genitori decidono allora di cedere l’attività commerciale e, seguendo la soluzione eticamente più corretta, la affidano ai giovani operai che vi lavoravano.

Alla morte del padre, Alberto, in perfetta intesa con Andrea, ha responsabilmente preso in mano le redini dell’azienda agricola e con il fondamentale apporto di sua moglie Cinzia ha portato avanti la passione per la sua terra allargandone piano piano i confini.